Dettaglio percorso

  • L'itinerario prende inizio da Bruntino, piccolo nucleo a N.E. di Villa d'Almè disposto in ordine sparso su un pendio terrazzato coltivato a viti e rivolto a mezzogiorno. A metà pendio, quasi tangibile raccordo tra Bruntino Alto e Basso, l'antica chiesetta di S. Mauro. Dalla chiesetta ci si porta al colle che si affaccia sulla Valle del Giongo in pochi minuti e da qui guadagniamo la prima e forse più evidente elevazione, nota col nome di Monte Giacoma, che attraverso una lunga dorsale, il Canto Alto manda ad Ovest verso il Brembo. Ci sono due alternative al riguardo. Una consiste nel procedere per circa cinquecento metri sulla strada che s'inoltra nella Valle del Giongo, lasciando poi la medesima per infilarsi nel bosco a destra lungo un tratturo agro-silvo-pastorale. Si procede in leggera salita sino a che, aggirato un costone (confine Riserva Naturale e SIC), il nostro percorso diventa sentiero che, ad un bivio, prosegue a destra fra castagni e qualche betulla (percorso didattico). Seguendo la valletta, il sentiero si stringe portandosi sul versante opposto, risale poi sulla china destra e prosegue ad Est (sentiero più largo). Dopo un ultimo strappo si giunge su un pianoro (loc. Zappel d’Erba), punto cui fa capo anche il percorso alternativo, meno faticoso ma meno suggestivo.
    Anche questa seconda ipotesi trae origine dal colle di Bruntino, ma, anziché inoltrarsi nella valle, ritorna sul versante Sud per una carrareccia che parte poche decine di metri prima del valico.
    Contorna con alcune curve quasi in piano le propaggini meridionali del Monte Giacoma, porta sopra la località Ca' dell'Orto e sale gradualmente ai 540 metri del valico descritto. Dal valico, si prosegue verso Est, in un bosco rado e su bellissimo sentiero, aggirando sul versante settentrionale la gibbosità segnata sulla carta come M.te dei Giubilini (m.596).
    Una salita dolce porta sino alla successiva forcella che si riaffaccia sul versante meridionale (da dove si intravede un grande traliccio dell'Enel) passando vicino al bellissimo impianto arboreo testimone di un vecchio roccolo.
    Si prosegue in piano e poco oltre si incontra un bivio dove, tenendo la destra, guadagnamo in leggera salita il crinale per poi proseguire diritti tra bellissime betulle e castagni sino ad arrivare, in breve, ad una specie di balconata che si protende a sinistra sull'alta Valle del Giongo, (ottima panoramica).
    Pochi metri più in basso, sulla sinistra, c'è una bel “casello” con la facciata intonacata a calce che lasciamo, proseguendo a destra a contornare un ripido valloncello per poi passare sotto un'altra cascina ristrutturata di recente (vecchia stalla del Pendeza) e raggiungendo in pochissimo tempo “la Forcella” (m.652) dove, da Sud, proviene la strada agro-silvo-pastorale (segnavia 219) che si stacca dalla cappella posta sopra il ristorante Pisgiù di Sorisole. A questo punto si fanno poche decine di metri, in discesa a destra, su tale strada per abbandonarla prendendo a sinistra il primo e largo sentiero.
    Questo sentiero, che consente un bellissimo colpo d'occhio sui versanti settentrionali dei Colli di Bergamo, attraversa in diagonale con modesta pendenza il versante meridionale del M.te Lumbric (m.829). Sale poi con ripidi tornanti a guadagnare uno spallone dello stesso monte, per poi portarsi di nuovo, in diagonale destra in leggera salita, nella parte alta del bosco della Val Baderen ed a congiungersi poi, in discesa, con il sentiero n. 220 che sale direttamente da Sorisole.
    Siamo alla Forcella di Camblì posta a m.731 che si affaccia alla testata della Valle del Giongo. Sulla forcella, che non consente un gran panorama a causa della folta vegetazione, ci sono due rustici ristrutturati; proprio dietro quello di destra prosegue il sentiero che taglia il versante Ovest del Canto Alto sopra la testata della valle, per portarsi in direzione “Corna delle Capre”, all'inizio del crestone gemello a quello appena percorso che costituisce il margine settentrionale del Parco dei Colli, tagliandolo a mezza costa fino allo spartiacque alla base della “Corna dell’Uomo”, crocevia di sentieri. Dalla Forcella di Camblì siamo entrati nell’ambiente montano vero e proprio del Parco dei Colli, poniamo quindi una particolare attenzione, durante il cammino, in quanto il percorso diventa più difficoltoso e accidentato, con il lato a valle spesso su dirupi.
    Giunti alla “Corna dell’Uomo”, il nostro percorso incontra il sentiero 507 CAI (Cler-Prati Parini- Canto Alto) che, a ritroso in direzione NO, ci accompagna al “Roccolo Fontanone”, vecchio impianto per l’uccellagione con pozza d’abbeverata, da cui si gode uno splendido panorama a 180° su Prealpi ed Alpi. Ci dirigiamo verso O dove, uscendo dal territorio del Parco, ci avviamo verso i Prati Parini, anch’esso vecchio impianto di cattura di volatili riconvertito in graziosa azienda agrituristica (possibilità di pernottamento).
    Questo percorso, il più lungo tra gli itinerari proposti, è particolare sia per gli ambienti che incontra (boschi, zone rupicole, ecc.), sia per i vari punti panoramici e gli scorci molto suggestivi.
    Il pernottare in zona, oltre a godersi il tragitto con più tranquillità senza pensare al ritorno in giornata, permette di effettuare altre escursioni nei dintorni e, in particolare, percorrere la cresta Ovest del Canto Alto fino alla vetta che raggiunge i 1146 m. (sent. CAI 507 già citato), da cui il panorama è a 360°.
    Azienda Agrituristica “Prati Parini”, tel. 0345 60245.
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